Fiesole ricorda i tre Carabinieri Martiri: la memoria come responsabilità verso il presente
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12 Agosto 2026
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FIESOLE, 12 AGOSTO 2026 – «È un grande privilegio per me essere qui oggi». Con queste parole il Sindaco di Fiesole, Cristina Scaletti, ha aperto la commemorazione di Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, i tre giovani Carabinieri che, nell’estate del 1944, scelsero di consegnarsi ai nazisti per salvare la vita di dieci civili innocenti.
Alberto La Rocca aveva 20 anni, mentre Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti ne avevano 22. Tre giovani che misero la propria vita a disposizione degli altri, compiendo una scelta che, a 82 anni di distanza, continua a interrogare la coscienza collettiva.
«Essere qui oggi significa rendere questa corona un luogo di coscienza collettiva – ha detto il Sindaco –. La storia non è fatta solo di date e battaglie, ma soprattutto di persone, di uomini e donne che hanno anteposto la propria vita al bene comune. La loro vicenda, tragica e luminosa insieme, ci ricorda che nei momenti più bui, quando tutto crolla, possiamo ancora scegliere di fare ciò che è giusto».
Il Sindaco ha quindi richiamato il pensiero del filosofo francese Gilles Deleuze, già citato durante la commemorazione dello scorso anno: «L’etica è essere all’altezza di ciò che ci accade».
«Dobbiamo sempre provare a fare ciò che è giusto, anche nei momenti più difficili – ha proseguito –. Significa essere responsabili di ciò che accade, non essere foglie al vento nella tempesta della storia, ma raccogliere la paura, la solitudine e il dolore e trasformarli in atti di responsabilità. Il dolore dell’altro è anche il nostro dolore».
Un principio che, secondo il Sindaco, riguarda anche le grandi emergenze del presente e il rapporto con il pianeta: «La Terra che brucia e si prosciuga, per fare un esempio, è un grido disperato che chiede aiuto. Non possiamo far finta che non ci riguardi, perché quel grido parla di un pianeta violato di cui abbiamo preteso di essere padroni e non custodi».
La memoria dei tre Carabinieri diventa così una chiave per leggere anche il presente.
«Il ricordo dei nostri tre Carabinieri e della loro scelta non è solo una ricorrenza, ma un faro prezioso che oggi ci interroga. Il presente sanguina. Lo fa in Ucraina, dove la guerra continua a devastare un Paese, e lo fa a Gaza, dove si sta consumando una delle più grandi tragedie umanitarie del nostro tempo. Di fronte a tutto questo – ha aggiunto il Sindaco – dobbiamo essere testimoni attivi, custodi gli uni degli altri. Non possiamo limitarci ad assistere al dolore altrui come se non ci appartenesse. La tragedia umanitaria è anche il fallimento della nostra pretesa di civiltà e l’incapacità della comunità internazionale di garantire il rispetto del diritto umanitario».
Nel suo intervento il Sindaco ha sottolineato anche la necessità di un’Europa forte, unita e autorevole.
«Mai come oggi avremmo bisogno di un’Europa forte, unita e autorevole. Schengen non è solo un accordo tecnico, ma la visione di un continente che trasforma i propri muri in ponti. Quando prevale il “ciascuno per sé”, la democrazia si ammala e tornano i fantasmi del passato: i nazionalismi aggressivi, l’illusione delle patrie chiuse, la difesa di pochi. La nostra Repubblica non deve camminare all’indietro. È nata dal sangue di chi voleva liberarla ed è fondata sulla pari dignità di ogni essere umano, sull’uguaglianza e sull’espansione dei diritti, non sul loro confinamento».
In conclusione, il Sindaco ha rivolto un messaggio alle ragazze e ai ragazzi di oggi.
«Come Sindaco di Fiesole, avverto la vertigine di questa memoria. Questa città antica e colta non può limitarsi a ricordare: deve trasmettere questa inquietudine etica. Ai ragazzi e alle ragazze voglio dire: non lasciatevi anestetizzare, tagliate i nodi dell’indifferenza. Ogni volta che rifiutate la menzogna, ogni volta che sentite la ferita dell’altro come se fosse la vostra, ogni volta che scegliete la via difficile del bene comune contro la scorciatoia del vostro tornaconto, state compiendo la stessa scelta di Alberto, Vittorio e Fulvio».
E ancora: «Non ci è chiesto l’eroismo del sacrificio della vita, ma la scelta quotidiana della responsabilità. Ognuno di noi, oggi e soprattutto domani, avrà la possibilità di provare a cambiare un po’ la storia. È questo il modo più autentico per onorare la memoria di chi, come Alberto, Vittorio e Fulvio, ha scelto di cambiare la storia con il proprio sacrificio».
La commemorazione si è conclusa con l’invito a trasformare il ricordo in un impegno concreto: «Viva la Repubblica, custode della nostra libertà».





