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03/10/2015
Inaugurata la mostra “Pittura e scrittura come pensiero libero” di Leopoldo Paciscopi

Inaugurata nella sala del Basolato a Fiesole la mostra “Leopoldo Paciscopi, pittura e scrittura come pensiero libero” alla presenza del Sindaco Anna Ravoni e del Vicesindaco Barbara Casalini.
Sono intervenuti fra gli altri alla serata l’Architetto Carlo Cresti, il gallerista Frediano Farsetti, le signore Nomellini eredi del grande artista, Roberta Vigna, Adalberto Scarlino oltre a tante altre personalità del mondo della cultura, Consiglieri, Assessori, tantissimi cittadini e amici venuti anche da molto lontano.
Gabriele e Massimiliano hanno aperto la serata con un omaggio blues dedicato al maestro Paciscopi.
L’Amministrazione ha così potuto festeggiare i novant’anni appena compiuti dall’artista, giornalista e scrittore fiesolano.
L’artista, accompagnato dalla moglie nonché curatrice della mostra Gigliola Melani Paciscopi, ha riunito in questa speciale rassegna quattro tappe significative della sua vita.
Nell’evolversi della mostra si passa dalle “Pagine di giornale”, che Paciscopi segnava di colori e di inchiostri per aggiungere emozioni ai suoi resoconti di inviato per quotidiani come “Milano sera”, “Il Nuovo Corriere”, “La Nazione” e “Il resto del Carlino” ad altri periodi scelti dalla curatrice che rappresentano altri mondi e altre sensazioni catturati durante la lunga vita del maestro: “Le foreste (fra alberi immaginari e reali)”, “Terrori atomici e fascino del progresso”, “Le ragioni del verde”.
Paciscopi ci racconta attraverso le sue opere la vita di partigiano che ha fatto della libertà una bandiera. La stessa libertà che il giornalista Paciscopi ha sempre messo nei sui articoli e nei sui scritti tra cui il romanzo “Una bella carriera” pubblicato da Scheiwiller, premiato da una giuria presieduta da Spadolini.
Tra i quadri più significativi troviamo quelli della sezione “Terrori atomici e fascino del progresso”, che l’artista stesso spiega così: “Da giovane avevo fiducia nella scienza e nel progresso, poi arrivò la guerra e, proprio alla fine, il 6 agosto 1945, l’atomica disintegrò Hiroshima. Mi fu difficile capire se quella atrocità poteva trovare una qualsiasi giustificazione. Andando in Giappone, dall’amicizia con alcuni (allora) giovani intellettuali seppi quanto fossero devastanti e incancellabili gli effetti nati da una bomba che senza vergogna era stata chiamata Little Boy.”
La mostra si chiude il 31 ottobre. Orari di apertura: dal martedì al venerdì ore 15-17, sabato e domenica 10-12, 15-17. L’ingresso è libero. Per i visitatori sarà disponibile il catalogo fino a esaurimento copie.