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28/12/2019
Inaugurazione della mostra ERA CINA (1975/76) - La Cina che fu nelle foto di RENZO RASTRELLI.

 

a  La Montanina (Via di Montebeni 5 - Fiesole) inaugurazione della mostra ERA CINA  (1975/76) - La Cina che fu nelle foto di RENZO RASTRELLI.

Presenta la mostra ANDREA RAUCH

Partecipa LUCILLA CONIGLIELLO direttrice Biblioteca Universitaria di Scienze Sociali proprietaria delle foto.

ERA CINA di Andrea Rauch

Il primo viaggio di Renzo Rastrelli in Cina risale al 1975 e non c'è da dubitare che il giovane studioso abbia sentito forte il fascino della 'grande rivoluzione culturale'. Mao Tse Dong morirà l'anno dopo, nel 1976, ma l'onda lunga della rivoluzione in quel 1975 si stava già spegnendo, lasciando velenosi colpi di coda.

Non ho conosciuto Rastrelli in quegli anni ma non mi è difficile immaginare quanta curiosità e interesse un giovane dovesse riservare a quell'esperienza, né mi è difficile pensare che un neo laureato nel post-sessantotto fiorentino abbia viaggiato accompagnato dalla macchina fotografica (una Leika!) che, all'epoca, veniva comunemente usata come protesi dell'indagine sociologica e/o politica. C'era, allora, un diffuso sospetto verso le formalità troppo scopertamente estetiche e un interesse genuino per quella che Ando Gilardi aveva chiamato la 'fotografia di documentazione sociale'. Il focus su un paese lontano e in buona parte sconosciuto, quale allora la Cina, non poteva passare dagli scorci di paesaggio né da un generico folklore orientaleggiante, ma puntava decisamente sul contesto politico collettivo, sul mondo del lavoro, della produzione e della socialità. Sulla fabbrica, sulla scuola, sulla città.

Detto questo e restituita alla storia l'esperienza fotografica di Rastrelli c'è da verificare, di quelle immagini, la qualità e l'importanza.

Renzo Rastrelli era uno storico di formazione e non sappiamo quanto profondamente su di lui abbiano lasciato traccia i grandi fotografi coevi della Magnum (da Robert Capa a Henri Cartier-Bresson). O se vogliamo, tornando a noi, i resoconti politicamente aggressivi e vibranti di Uliano Lucas.

La Cina che Rastrelli ritrae e documenta non prevede quasi mai primi piani individuali, preferisce le istantanee di gruppo per ricreare e restituire il sapore complessivo del contesto. Anche la solitudine del soggetto appare 'collettiva' perché con esso interagisce la macchina della produzione o della scuola. Nelle sue foto non c'è mai nulla di eccessivo o aggressivo. C'è un racconto che si dipana immagine dopo immagine, con l'una che si collega all'altra in una grande trama unitaria. La composizione è sobria, ma istintiva e sapiente. Le immagini rimandano a un sogno e a una speranza collettiva che gli anni successivi hanno provveduto a strappar via.