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ITINERARIO N° 4 - RESPIRARE IL BOSCO


Un anello con due ingressi e due possibili direzioni: da Prato ai Pini (Nord) in discesa verso Firenze e da via Doccia (Il Regresso) in salita da Sud-Ovest. Si costeggia la lecceta della Villa S. Michele a Doccia. Lungo il tragitto è possibile esplorare con prudenza alcuni piazzali di cava oggi coperti in gran parte da vegetazione spontanea. Il bosco di Montececeri, nonostante la notevole eterogeneità, sta assumendo sempre più una netta fisionomia di “Parco” con le caratteristiche specifiche proprie dei numerosi parchi annessi alle ville toscane. Le principali specie arboree presenti sono i pini mediterranei (pinus pinea e pinaster), il cipresso comune, il leccio, la roverena e il cerro. A queste si aggiungono una miriade di essenze arbustive. Nei territori caratterizzati da pendenza media e discreta massa terrosa si sono sviluppati boschi di latifoglie e conifere a diversa stratificazione con piano superiore a base di conifere, e inferiore a base di latifoglie. Nei territori caratterizzati da pendenza notevole e roccia affiorante si è venuta a determinare una distribuzione ancor più eterogenea a minor sviluppo, con prevalenza di cipresso e leccio, ma anche pioppi e salici selvatici nei punti di discarica e ristagno delle acque. L’itinerario prende il via dall’incrocio fra via del Pelagaccio e via degli Scalpellini, sotto l’area verde di Montececeri e le Scuole Medie. Ci si introduce nello stretto sentiero fra due muri che scende a destra verso il Regresso. Alla fine della ripida discesa si arriva sopra il giardino di Villa San Michele oggi un hotel extralusso e un tempo convento francescano di proprietà della famiglia Davanzati, con un bellissimo giardino all’italiana ornato di sculture e di alberi di magnolia. Si gira a sinistra e si prende la strada asfaltata che porta a Largo Leonardo. Sotto, sulla destra, è visibile la torre in stile neogotico creata dall’inglese John Temple Leader alla fine dell’800, che serviva a raccogliere le acque del monte per poi convogliarle alla Villa di Maiano, attraverso un complicatissimo sistema idraulico. Anche da qui si apre uno straordinario panorama su Firenze. Sulla sinistra parte il sentiero in salita di avvicinamento al parco in mezzo al bosco di lecci, pioppi, querce e cipressi. Dopo circa cento metri in salita, si entra nel parco vero e proprio. Lungo tutta la strada si aprono improvvisi scorci su Firenze, attraverso gli alberi, e la strada è interrotta ogni tanto dai canali di scolo delle acque piovane, alcuni dei quali rimasti in forma originaria. Dopo un primo pezzo di salita, si intravede a sinistra la cava Righi, e si ricomincia a salire, percorrendo un tratto di massicciata originale, fino ad arrivare alla cava Braschi, una delle cave più suggestive del parco, con la sua colonna centrale e la grande apertura nella montagna, che però non è ancora visitabile in sicurezza. Il sentiero riprende a salire più dolcemente, sulla sinistra un’altra straordinaria veduta su Firenze da cui è facile vedere Villa La Torraccia, sede della Scuola di Musica di Fiesole, il complesso del Convento di San Domenico, la Badia, Villa Belriposo, la Badia Fiesolana e altre costruzioni. Si ricomincia a salire, tenendosi sulla destra verso l’interno del parco, si volta a destra e ci si trova di fronte a una ripida salita, a metà della quale è ben visibile, lungo il sentiero, una piccola cava di pietra morta, la pietra che ancora oggi viene utilizzata per caminetti, alari e forni. Più avanti, sulla sinistra, si vede nel bosco uno dei “magazzini” realizzati in pietra a secco per conservare gli strumenti degli scalpellini e le pietre cavate. Dopo una ulteriore ripida salita si arriva all’ampio spiazzo che si apre di fronte alla Cava Sarti, dove si vedono i resti di alcuni magazzini. Costeggiando la cava, si giunge ad uno strettissimo sentiero attrezzato con scalini che porta direttamente al piazzale Leonardo, il centro del parco, che è, secondo la tradizione, il luogo “ufficiale” da cui partì il “volo” di Leonardo, come ricordato da un cippo. Dal piazzale parte la strada che porta a Prato ai Pini, una strada creata dall’Esercito Italiano fra il 1932 e il 1933 per portare sulla cima del monte i cannoni della contraerea necessari alla difesa di Firenze e che invece fu utilizzata soltanto dai tedeschi, nel 1944, per portare i mortai che servirono a bombardare la città negli ultimi mesi di occupazione. La strada, più dolce e larga dei sentieri che abbiamo percorso in precedenza, si conclude dopo un tratto di strada asfaltata nel piccolo piazzale di Prato ai Pini, dove sorge Villa Rigoli, attualmente sede di un Centro Anziani. Lasciata a destra una piccola cappella, si scende a sinistra per via Corsica, una stretta stradina fra mura antiche e piccole case e si scende verso Borgunto, da dove è possibile arrivare facilmente alla provinciale dove passano i bus Linea 45 e 47 che portano a Fiesole. Il percorso prosegue risalendo a sinistra verso l’area verde di Borgunto, accanto al piazzale delle Scuole. Attraversando il giardino si arriva in alto a un cancello che riporta al punto di partenza.

 
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