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Lungo il percorso si incontrano esempi dei due tipi fondamentali di cava: la tagliata, a cielo aperto, la latomia o cava ficcata, grotte artificiali con i propri piedi di sostegno. Tracce degli strumenti di lavoro usati e delle tecniche di coltivazione sono visibili ovunque. La cultura dell'estrazione e della lavorazione della pietra arenaria conosciuta come “pietra serena” ha origine nelle cave situate all'interno dell'antica Fiesole, poi negli immediati sobborghi, e si sviluppa ampiamente sul Montececeri dall’epoca medievale fino ai nostri giorni. L'apertura di una cava iniziava con l'asportazione, a pala e piccone, della scoperchiatura, cioè l'insieme dei materiali accumulati sui filari di pietra buona da lavorare: terra, ghiaia, pietrisco, sassi, galestro, pietra morta. Il pietrame buono per lavori edilizi, sassi di medie dimensioni e sufficientemente duri, veniva recuperato e spesso le pietre ritoccate per farne bozze dalle caratteristiche richieste. Forse più della metà della massa volumetrica che formava in origine il Montececeri è ora incorporata nella città di Firenze in mille modi architettonici, ornamentali e d’arredo. Testimonianze dell’uso della pietra serena si trovano in quasi tutti i manufatti e le strutture architettoniche fiesolane: Maiano, Badia Fiesolana, San Domenico, Fontelucente, Fontana di Baccio Bandinelli, Villa Il Riposo Dei Vescovi, San Girolamo, San Francesco, Cattedrale, Palazzo Pretorio, Santa Maria Primerana,
Zona Archeologica, Mura Etrusche, Tomba Etrusca del Bargellino, Tabernacolo del Ghirlandaio, Corale Di Via Poeti, Fonte Sotterra, Museo Bandini, Castello di Vincigliata. L’itinerario parte da Largo Leonardo, nei pressi della curva Il Regresso, sulla provinciale che collega Fiesole a Firenze. Lasciandosi alla sinistra Villa San Michele, l’ex-convento francescano oggi trasformato in un lussuosissimo Hotel, si inizia a salire lungo il sentiero di avvicinamento al parco per circa un centinaio di metri. Una volta entrati nel parco, si inizia a percorrere il sentiero creato secoli addietro dagli scalpellini per portare la pietra serena a Firenze e utilizzarla per palazzi, monumenti e fontane. La salita è spesso ripidissima, e ciò è dovuto alla presenza dei quattro fronti diversi di cava di Montececeri. Infatti la strada corre quasi orizzontale quando si percorre il fronte di cava e poi sale improvvisa e molto impervia quando si deve passare al fronte di cava superiore. Lungo tutta la strada, qua e là si aprono scorci su Firenze, attraverso gli alberi, e la stessa strada è interrotta ogni tanto dai canali di scolo delle acque piovane, alcuni dei quali rimasti in forma originaria, come creati dagli scalpellini introducendo delle pietre di taglio nel terreno. Dopo un primo pezzo di salita, si intravede a sinistra la cava Righi. Si ricomincia a salire, percorrendo un tratto di massicciata originale, tutto realizzato a secco con pietre inserite di taglio nel terreno e si arriva alla cava Braschi, una delle cave più suggestive del parco, con la sua colonna centrale e la grande apertura nella montagna, che però non è ancora visitabile in sicurezza. Il sentiero riprende a salire più dolcemente, sulla sinistra una straordinaria veduta su Firenze. Si ricomincia a salire, tenendosi sulla destra verso l’interno del parco, si volta a destra e ci si trova di fronte a una ripida salita, a metà della quale è ben visibile, lungo il sentiero, una piccola cava di pietra morta, la pietra che ancora oggi viene utilizzata per caminetti, alari e forni. Più avanti, sulla sinistra, si vede nel bosco uno dei “magazzini” realizzati in pietra a secco per conservare gli strumenti degli scalpellini e le pietre cavate. Dopo una ulteriore ripida salita si arriva all’ampio spiazzo che si apre di fronte alla Cava Sarti, dove si vedono i resti di alcuni magazzini. Costeggiando la cava, si arriva ad uno strettissimo sentiero attrezzato con scalini che porta direttamente al piazzale Leonardo. Dal piazzale parte la strada che porta a Prato ai Pini, una strada creata dall’Esercito Italiano fra il 1932 e il 1933 per portare sulla cima del monte i cannoni della contraerea necessari alla difesa di Firenze e che invece fu utilizzata soltanto dai tedeschi, nel 1944, per portare i mortai che servirono a bombardare la città negli ultimi mesi di occupazione. La strada, più dolce e larga dei sentieri che abbiamo percorso in precedenza, si conclude nel piccolo piazzale di Prato ai Pini, dove sorge Villa Rigoli, attualmente sede di un Centro Anziani.
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